Al principio

Ho deciso di partire proprio da un principio, come in ogni percorso che si rispetti, un po’ come me l’hanno sempre raccontato da bambino. E senza chiedermi più di tanto se tutto corrisponda alla realtà dei fatti, comincerò elencando brevemente ciò che negli anni il più grande best seller della storia ha reso disponibile. 

   Premetto di non conoscerlo e di ricordare solamente questa piccola parte; successivamente dovrò lavorare soprattutto di immaginazione. 

   Sto parlando della Genesi, di cui ricordo solo le frasi che seguono.

   Nel principio Dio creò il Cielo e la Terra. E separò la luce dalle tenebre.

   Secondo giorno: Dio separò le acque sotto il firmamento da quelle di sopra. E così creò il cielo;

   Terzo giorno: la mano di Dio divise la terra dalle acque. E ordinò alla terra di produrre erbe e frutti;

   Quarto giorno: la mano di Dio creò i luminari del cielo, il maggiore per avere il dominio del giorno e il minore della notte;

   Quinto giorno: Dio disse "producano le acque ogni sorta di pesci e volino gli uccelli nel cielo";

   Sesto giorno: Dio creò gli altri animali poi disse "facciamo l'uomo alla nostra immagine". Adunque creò l'uomo.

   Settimo giorno: la creazione è ultimata e Dio riposa contemplando la propria opera perfetta.

   Un’altra piccola premessa che ci tengo a fare è che non ho alcuna presunzione di sostituirmi a Dio, e per non nominare il suo nome invano garantisco che questa guida potrà aiutare davvero milioni di persone, sempre che ci credano davvero.

   Senza citare parabole di religioni cui non mi sento appartenere, parto dal presupposto che le persone, tra le tante cose, hanno creduto per anni anche alle diete in cui potevi mangiare la pasta a colazione, pranzo, cena e come spuntino prima di andare a dormire. 

    Perché non dovrebbero credere alle mie parole?

   In ogni caso, per evitare di entrare in polemiche di ogni tipo, non toccherò nessuno di questi giorni qui sopra riportati. Partirò dall’ottavo. In primis per non far torto a nessuno, in secondo luogo perché ho cominciato a redigere questa guida proprio dall’ottavo giorno di lockdown.

   Come anticipato in precedenza, questi sono tempi duri: un virus chiamato COVID-19 ed aggiornamento del già conosciuto Coronavirus degli anni Sessanta, con più o meno gli stessi effetti dell’omonima birra e cioè che per avere effetto, nella maggior parte dei casi, devi averne bevuta necessariamente qualcuna di maggior gradazione alcolica, ci obbligherà a restare in casa, costretti a fare ciò che avremmo sempre sognato di fare.

   Una beata minchia. 

   Oltre a non essere Dio, non faccio né lo scienziato, né il medico e tantomeno il virologo, ma avendo trascorsi nella gestione d’azienda anche al livello imprenditoriale, posso dire con certezza che questa birra, cioè questo virus (scusate), i suoi effetti maggiori li produrrà appena sarà finita la quarantena. 

  Senza stare a fare statistiche, di cui difficilmente qualcuno riuscirebbe a comprendere qualcosa (io compreso), visto che spesso e volentieri faccio fatica a spiegarmele da solo, mi limiterò a dire che c’è un’alta probabilità che milioni di persone si ritroveranno con il posteriore poggiato sul pavimento.

   Per i meno fantasiosi, si ritroveranno insomma con il culo per terra.

   Non è mia intenzione scoraggiare nessuno, anzi! Tutto il contrario. Ed è proprio per questo che ho deciso di redigere questo piccolo manuale che servirà proprio da vaccino contro il male che inevitabilmente si ripercuoterà sulla popolazione italiana e del mondo. 

   Come accennavo qualche riga fa, io partirò proprio dall’ottavo giorno di quarantena; per i primi sette, invece del sopracitato, credo ci abbia pensato a gran voce la popolazione italiana a partire. Di testa, soprattutto. 

   Mi sono chiesto: e se nel settimo giorno un ipotetico Signore si fosse affacciato ad un presumibile balcone contemplando la sua opera perfetta, cosa avrebbe fatto? Non lo so, io dall’alto della mia ignoranza lo immagino rientrare in casa con una mano in fronte bestemmiando il suo nome, per poi continuare: «E questa sarebbe la mia opera perfetta?». 

   «Ma de che, ao!» si risponderebbe osservando quel tizio sull’attico con le casse dello stereo alzate a volume “Campo Volo”, mentre con il microfono incita le persone ad applaudire e a cantare come nel suo ultimo spettacolo presumibilmente andato deserto, come le primarie di un partito qualunque in qualsiasi epoca. 

   E poi continuerebbe con la successiva domanda: «Ma perché mi sono battuto con le anime del popolo dei Maya, che avrebbero voluto a tutti i costi l’estinzione della razza umana nel 2012? Invece di spendere il mio tempo ad evitarlo, non potevo contemplare la bellezza del mio primo giorno, cantando “Azzurro” tra un morso e l’altro dato ad uno di quei frutti che avevo creato proprio il secondo giorno? O che so, andarmene a pesca o a caccia… in fondo per tutto il resto avevo compiuto davvero un capolavoro. Ma quest’uomo, cioè… come si fa, dico io…».

   «Perché mi sono battuto per tutto questo?» si chiederebbe in poche parole. Sì, perché se lo chiedesse a me gli risponderei di sicuro: «E che lo chiedi a me?». 

   Non voglio divagare, piuttosto ci tengo a precisare come e quando ho avuto l’illuminazione. Intanto, l’illuminazione l’ho avuta proprio un attimo prima di cominciare a scrivere questo libro, visto che fino a ieri stavo senza corrente per essermi dimenticato di pagare le ultime tre bollette. ‘Sti maledetti. Ma che si pensano, che faccio la moltiplicazione delle banconote, io! 

   Di seguito invece racconterò di come ho raggiunto la consapevolezza di quel potere che probabilmente è sempre stato nascosto in me e di come si è manifestato mentre camminavo come sempre al parco sotto casa, poco prima dell’alba. 

   Avevo sentito tutti i giorni, in tanti telegiornali, ed a tutte le ore, che era vietato praticare attività sportiva all’aria aperta se non per casi di stretta necessità. Io ovviamente ho resistito a tutti quei telegiornali, ma a restare in casa… no. Non sono riuscito proprio a farlo. Nei giorni precedenti la popolazione italiana si era giustamente accanita contro i famosi runner che continuavano ad andare a correre in gruppo nei parchi e che facevano dei veri e propri assembramenti, fonte nota di contagio.

   Non sono mai stato un runner e non ho mai corso in gruppo, ma sono piuttosto, come spiegherò più avanti, un camminatore seriale solitario; il fatto di indossare delle scarpe fosforescenti da corsa, però, avrebbe potuto farmi risultare come i tanto temuti runner. 

   Avevo paura di essere preso a bastonate più che della polizia, che certamente avrebbe compreso la mia reale ed effettiva esigenza, da qualche fuori di testa armato ed altamente incazzato. 

   Le mie paure in poco erano diventate realtà. E da una semplice camminata, intravedendo quattro energici giovanotti che volevano proferir tutto tranne che verbo con me, avevo iniziato a darmi a gambe levate.

   Inseguito da quegli energumeni che gridavano ad alta voce: «A runner, vie’ qui, nun te famo niente, volemo solo chiacchiera’!», mi ero diretto verso la prima via d’uscita disponibile che mi avrebbe riportato sulla retta via di casa. 

   Nel mezzo del cammin di quella via, mi ritrovai in una selva, più che oscura, piena di malintenzionati. Li avevo dietro, e ora ne avevo una davanti. Una signora sulla sessantina che teneva un barboncino a guinzaglio me lo stava aizzando contro: «Magnatelo a ‘sto stronzo!» gli aveva ordinato.

   Nonostante quel rischio, la signora era stata la mia salvezza. I malintenzionati si erano scagliati contro di lei per sottrarle il cane, molto appetibile per scavalcare la norma che proibiva l’uscita di casa senza un motivo valido.

   «Te sei salvato ‘sta vorta» mi aveva urlato uno di loro, proprio mentre ero arrivato allo stremo. Avevo corso talmente tanto che non riuscivo a riprendere fiato, mi ero piegato sulle ginocchia, con il capo inclinato verso il suolo e grondante di sudore.

   Proprio in quel momento era accaduto. Chiamatelo miracolo o quello che vi pare: in controluce, davanti a me, era comparsa una figura che pareva umana.

   Quando l’ho vista mi sono dapprima inginocchiato e successivamente scoppiato in un pianto liberatorio. 

   «Non faccia così, ragazzo. Non è il caso di piangere» mi aveva detto porgendomi il suo fazzoletto.

   «Mi scusi, un po’ la paura, un po’ l’emozione di averla davanti…».

   «Emozione? E per cosa? Guardami, siamo entrambi fatti di carne ed ossa.»

   L’avevo guardato in controluce e non riuscivo a vederlo bene in volto, ma a me tutto sembrava meno che di carne. Ero quasi certo fosse lui, ma non ne avevo la conferma.

   «Dimmi, ragazzo. Non hai sentito il decreto? Discutibile, senza dubbio, come tutti gli altri in questa legislatura, ma comunque effettivo. Per quale motivo sei qui fuori?»

   «Signore, voglio salvare la mia nazione e sto cercando in questo posto ispirazione.»

   «Bè, non posso darti torto, anche io anni fa ho trovato ispirazione proprio su dei campi verdi e rigogliosi per compiere la mia.»

   «Lo so, conosco la storia della sua creazione…»

   «E allora sai anche che se vuoi fare qualcosa di così grande, devi sempre partire dal basso.»

   «Sì, certo. Parla delle fondamenta.»

   «No, un po’ più su.»

   «Ah, sì, che sbadato, forse intendeva ripartire dal piano terra… adornare quello per renderlo intanto agibile e disponibile, e poi passare ai piani superiori.»

   «Ma no, ragazzo; ancora un po’ più su!»

   In quattro secondi li avevo tirati fuori tutti: primo piano, secondo, terzo, seminterrato. «Ao, io m’arendo!» gli avevo risposto infine, disorientato, dopo essere arrivato al tredicesimo.

   «Non arrenderti così, vai avanti!»

   «Scusi, Signore. È rimasto solo quello di mezzo, il mezzanino?»

   «Ora sei sulla strada giusta, perché è proprio lì…»

   «Non capisco, Signore, e poi non so se potrei riuscirci davvero. Sono solo un uomo alto uno e settantacinque, mediamente normale, come posso salvare davvero questo Paese, me lo dica? La prego.»

   «Guardami, sono più alto di te, forse?»

   «No, non mi sembra, anzi forse anche meno.»

   «Ed ora guardami negli occhi e poi dimmi: che cos’è che rende felice l’uomo fin da quando è stato creato?»

   «Ma Signore, davanti a lei, io non mi sento di proferire quel sostantivo!»

   «Fallo, ragazzo. Siamo adulti e non divulgherei a gran voce il suo nome, se non fosse stato davvero importante per l’uomo.»

   L’avevo osservato attentamente, esattamente come mi aveva chiesto lui, scorgendo sempre meglio i lineamenti sulla sua faccia. Quando finalmente mi era comparso nitido il suo volto, non avevo avuto più dubbi: «La fregna, Cavaliere!»

   «Ma cribbio» aveva risposto lui… con il suo magnifico ghigno, «non intendevo questo, io parlavo dell’amore! È al centro di tutto.»

    «Ah, sì. Giusto, l’amore, Cavaliere. È che me l’ha proprio chiamata, questa, capisce?»

   «Capisco perfettamente, e non mi sento nemmeno di giudicarti per questo, ragazzo. Come potrei farlo proprio io che il suo nome ho divulgato per intere generazioni? Riparti dall’amore e vedrai che tutto si sistemerà, e se proprio non ti ascolteranno, e io so che non lo faranno in questi tempi duri, ripartiremo dalla fregna!» aveva replicato prima di dissolversi come un miraggio tra la luce.

   Ero rimasto al lungo a meditare su quelle parole, ci avevo pensato anche dopo a casa, mentre come al solito, in bagno sulla tazza, passavo da un’applicazione all’altra del telefonino, continuando a chiedermi cosa intendesse il Cavaliere. 

    Ed è proprio lì, in quel luogo dove grandi o piccoli, poveri o re, quando ci siedono sono tutti come me, che ho compreso quale fosse veramente il mio potere.

    Mi è capitato spesso, nella vita. È innegabile… cacare è davvero illuminante.

  Ma ne parlerò più tardi, dopo aver raccontato brevemente quello che ho vissuto nei precedenti sette giorni, prima di scoprire finalmente quale sarebbe stato il mio compito in questa missione.

 

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