E tu...  faresti mai una scelta del genere per salvare la tua nazione?

Saresti mai così folle da tentare un percorso tanto assurdo?

Figuriamoci se non mi sarei ingegnato per cercarla quando mi sono state presentate quelle geniali applicazioni da rimorchio, di cui ti parlerò!

Se ti dicessi che stai per leggere il libro dell'ano,

ti fideresti?

Ops... ho dimenticato una "n", ma non ti preoccupare; tutto sommato forse è meglio così.

In fondo questo Duemilaventi sembra proprio che sia stato partorito da quel buco!

Sto correndo troppo, vero?

Giusto. Lascia che mi presenti!

Oh, un momento... se preferisci vedere la seicentesima serie su Netflix o guardare un bel video su Tik Tok, o ancora andare a commentare le foto del figo (o della figa) di turno su Instagram fai pure... non mi offendo. 

Sono sicuro che stanno aspettando il tuo like! 

 

Ciao! Se non sei uscita dalla mia pagina alla velocità della luce, come mi chiamo dovresti saperlo.

Non si tratta del mio nome e cognome, ma di due nomi. Uno me l'ha dato la mia famiglia, uno me lo sono scelto da solo. Ho tolto il cognome, tanto quando hai due nomi serve praticamente a un ca... insomma, serve a poco.

Ho dendedette anni, che sarebbe la media tra l’età che ho e quella che mi danno.

Qualcuno ad esempio dice venticinque, altri trenta e altri ancora trentacinque; così, per non far torto a nessuno, ho deciso che ho dendedette anni e nel frattempo continuo a giocarmi la carta del

“quanti me ne dai?”

Tanto ad un certo punto… cosa cambia tra averne venticinque o trentasei?

Ovviamente parlo ancora dell’età; se pensavate ad altro (tipo dimensioni), bè... potete cliccare direttamente su annulla compatibilità!

Sono alto un metro e settantacinque; non è moltissimo e per qualcuna potrebbe essere una nota dolente, ma scritto a lettere non sembra nemmeno troppo male: volete mettere tre cifre separate da una sola virgola, contro venticinque lettere suddivise in quattro parole, separate da tre spazi? 

Fa tutta un'altra storia! Ammettiamolo. 

Di corporatura sono nella norma.

Cerco di bilanciare la presenza di massa magra con quella di massa grigia, quindi faccio quello che mi serve per mantenere fisico e mente allenati, senza però trascurare la massa grassa, la mascella e soprattutto il palato. 

Insomma, non mi troverete a tavola con la lattughina, due noci e mezzo grissino, a meno che non mi senta poco bene. In quel caso opto per la minestrina di riso in bianco con olio, però.

Credo che tu lo abbia capito da un pezzo, ma io voglio confermartelo: oggi conta molto di più la forma che la sostanza, visto che le storie durano talmente poco che, non appena finiscono, dimentichi immediatamente di averle vissute.

Non ti ho convinto?

Per farti un esempio pratico ti parlerò di Elvira, una ragazza che ho frequentato una sera. Sì, perché… non lo sai? 

Ormai si dice frequentato, solo per evitare di dire “ci sono uscito un paio di volte e ci sono andato al letto”. Ancor meglio, per non dire “me la so’ trombata” (o viceversa, me lo so' trombato).

Ero con questa ragazza, seduto a prendere un aperitivo, e ci passa davanti un ragazzo.

“Ah, però! Che bel tipo, questo”. No, non l’ha detto. L’ho intuito dal suo sguardo prima che proferisse parola: «Che strano... Ho come la sensazione di averlo già visto da qualche parte!»

L’ho guardata, perplesso, mentre a bassa voce continuava in quel ragionamento.

 «Ah sì… giusto!» ha continuato. «Perché non ci ho pensato prima, che sbadata. Tre giorni fa stava sotto casa mia… e poi, dopo… sul materasso, ovvio. No… un momento! Mi sto sbagliando. Quello era dell'altra settimana; questi giorni che ho fatto?»

L’ho guardata con un mezzo ghigno allargando le mani poggiate sul tavolo, come a dirle: “amica mia, se non lo sai te… figurati io!”.

«Aspetta un attimo, scusami». 

«Tranquilla» le ho risposto e ho pensato:

“E chi si muove, ho un Negroni sbagliato davanti, oltre alla buona possibilità di ascoltare una storia del cazzo. Quando mi ricapita”.

Inaspettatamente ha tirato fuori dalla sua borsetta un’agendina, e corrugando la fronte ha cominciato a sfogliarla commentando perplessa: «Vediamo: lunedì ero con Enzo; martedì stavo con Luca; mercoledì mi sono sentita male, quindi… mi sembra… niente; giovedì Gerardo e poi Marco perché dovevo recuperare il giorno prima; quello di venerdì dovrebbe essere Filippo; sabato Andrea e poi dopo… sì, sì, era proprio Filippo perché

al primo non gli funzionava bene, mentre a lui gli funzionava eccome.

E ieri, che era domenica… dovevo riposare, ma ho iniziato la frequentazione con Daniele. È sembrato proprio un ragazzo serio, tanto che volevo subito aprirmi, però forse mi sono aperta proprio troppo! No, che hai capito? Io sono una ragazza seria; dicevo nel senso che gli ho raccontato come ho trascorso l'ultima settimana, un po’ come sto facendo con te, e alla fine lui m'ha detto:

“Ao ma che me stai a pijà per culo?”.

Sciocco, no... ma scherzi? gli ho risposto. Non mi permetterei mai. Però se aspetti altri quattro o cinque minuti, insomma il tempo che ci siamo conosciuti bene, e puoi farlo tu con me, a casa tua! Si è alzato e se n'è andato mentre esclamava al telefono:

“Mamma! Pure stasera magno a casa!”

Assurdo, i ragazzi di oggi non sono più come quelli di una volta!» ha esclamato infastidita. «No, aspetta un secondo, ma allora… quello che ho visto chi caspita era? Ah, giusto, Giacomo, è quello di mercoledì… che stupida, ho dimenticato di segnare l’appuntamento sull’agendina!

Ora mi spiego anche di chi era il numero di telefono scritto sulle mutande che indossavo con Gerardo.

Quando le ha viste mi ha detto: “Ammazza… anche tu hai un figlio piccolo? A occhio e croce, da come scrive, potrebbe fare la prima elementare, come il mio. Giusto?”. Perché, tu hai un figlio? gli ho chiesto sorpresa. “Sì, e ho pure una moglie, ma perché, non l’hai letto il profilo?”.

«A Gera', ma io mica c’ho tempo da perde, anvedi questo!»

Terminato il mio Negroni ho chiesto il conto; non me la sono sentita proprio di continuare.

Magari ora stai pensando che io sia pazzo o eccessivo, ma questa storia me l'ha raccontata proprio ieri Elvira.

No, aspetta. Doveva essere Clara o Sabrina… anzi, no! Sono sicuro che si trattasse di Francesca! Sì, diciamo che era proprio Francesca, giusto per non ricominciare ad elencare i giorni della settimana!

Dai, scherzo! Non sono uscito con tutte queste ragazze, solo con Elvira ultimamente, ma da quello che mi ha detto, pressappoco

le storie di oggi sono diventate un po'  lo scambio di figurine ai tempi della scuola: scorri le foto dei profili e poi cominci. Ce l'ho, ce l'ho, ce l'ho… mi manca!

Poi ovviamente quelle che già hai le scambi con gli amici, per cercare di avere quella che ti manca, che se proprio non te la da, sostituisci con una simile.

Giusto per tappare un buco mancante. 

 

Dunque, dov'ero rimasto? A sì, giusto… Francesca. Dammi un minuto che la chiamo e le dico che stasera non vado, perché devo finire la descrizione del profilo di quest’app d'incontri!

 

Ok, fatto. Dicevo,

Mi occupo di tante cose, quindi se abbiamo fatto il match chiediti perché mai non dovrei occuparmi di te! :-)

Sono sicuro di essere migliore dell'ultimo a cui hai chiesto l'appuntamento, o di quello che ti ha rifilato quella risposta tipo:

«Allora... sveglia a mezzogiorno, colazione con 30 grammi di proteine, banana e undici bacche di Goji in fila per tre con resto di due; dopo pale (che sta per palestra); alle cinque 350 chicchi di riso con 35 grammi di tonno condito con sedici gocce d'olio extravergine di oliva bio-microfiltrato; alle sei ho finito di contare i chicchi e inizio a cucinare.

Piuttosto devo stare attento, non sai che m'è successo l'ultima volta: per sbaglio ho fatto cadere una goccia d’olio in più, ho dovuto buttare tutto e ricominciare a cucinare da capo. Che sfiga!

Comunque, dicevo: alle 19 ho la ceretta, alle otto c'è quel programma di make-up che non posso proprio perdere, visto che spiegano come mettere il lucida labbra!

Finisce alle nove, quindi

se mangio di fretta 80 grammi di fesa di tacchino con due gallette e mezzo di riso, l'ultima banana stavolta posso anche mangiarla.

Sì, diciamo che in un quarto d'ora, venti minuti finisco di cenare, quindi se mi preparo di corsa verso le undici e mezza, massimo mezzanotte dovrei essere sotto casa tua, tanto mi hai detto che abiti al palazzo di fronte, no?

Sai, i miei non vogliono che io mi allontani troppo da casa la notte, dicono che ci sono troppe malintenzionate, per strada.

Meno male che ti ho incontrata, guarda. Così mi dai pure qualche consiglio su come applicare la crema rassodante al collagene per il viso e mi spieghi come fare la ceretta da solo, che l'estetista l'ultima volta ci ha provato con me. 

‘Sta stronza. Ma che si pensa, che siamo tutti uguali, che basta che allarghiamo le gambe e taaac... Ao!»

Dai, scusami… tendo ad andare sempre fuori tema, sarà che le righe mi son sempre andate strette, non lo so. Di sicuro se avessi dovuto descrivermi con i cinquecento caratteri proposti dal social, avrei avuto grande difficoltà. 

Te lo dico, non regalo mai la mia super preferenza, a meno che nell’incontro a braccio di ferro tra istinto e razionalità il primo non abbia affondato il secondo fracassando il tavolo sottostante. Capita, ma sempre più di rado. Quindi se te l’ho messo, c’è una buona possibilità che io mi sia sbagliato. 

Non scelgo mai una cena al primo appuntamento.

Raccontare la mia vita davanti a una persona che risucchia fettuccine impregnate di panna e funghi porcini non mi fa proprio impazzire

e comunque avrei bisogno di interrompere il discorso cento volte, tra una masticata e l’altra. Senza contare il fatto che a fine portata mi dovrò chiedere se mi è rimasto qualcosa in mezzo ai denti. Passerei il resto della cena nascondendo il sorriso tra le labbra. Capisci? 

Al massimo scelgo un aperitivo, ma solo dopo aver percorso qualche passo a piedi. 

Sono uno sportivo e un tipo attento, quindi se dopo cinque minuti che camminiamo mi dice “basta, sono stanca”, penso già che non possa essere il mio tipo; c’è una buona possibilità che farà la stessa cosa anche sotto le lenzuola. Se al contrario avremo fatto una ventina di minuti e saremo ancora freschi come una rosa, sarò pronto per accomodarmi di fronte a lei con un bicchiere tra le mani, intento ad ascoltare l’altra parte della sua vita, visto che molto probabilmente, fino a quel punto, sarà arrivata a raccontarmi “solo” i primi sette anni di vita, o al massimo la sua prima comunione.

Ricorda, non è una donna se dopo tre ore che state parlando al vostro primo appuntamento, non si interrompe per dirvi: «Oh, scusami… non ci siamo ancora presentati!» 

Amo la donna indipendente e con dei valori degni di nota. Ad esempio, preferisco quella che tratta le amiche come beni di lusso, che porta con sé – quasi indossandole – anche quando non ci sono. Ti parla di loro, ci scherza su, e senti che non vede l’ora di vederle, ma nonostante tutto ha scelto di uscire insieme a te, almeno per quel giorno. Il giorno dopo, o quello successivo ancora, sceglierà loro, e tu invece di fargliene una colpa lo apprezzerai; perché avrà scelto di lasciarti quel tempo utile a percepire l’importanza della sua presenza. È sì perché...

Lo so, è un discorso complesso, ma con il tempo forse ci arriverai.

Il mio tipo è dinamico e sa quello che vuole. Si alza la mattina con un ideale ben preciso, e mentre tu le parli, durante la colazione, con lo sguardo sta viaggiando in un’altra direzione. Poi però, con le labbra ancora sporche di caffè, ti chiede scusa e ti lascia finire il discorso. 

Da non confondere con quella che si sbriga a fartelo finire solo per iniziare il suo.

Se non ha un lavoro lo sta cercando, e se non lo trova è perché non sta trovando occupazioni che le consentano di esprimersi al massimo. Sa quello che cerca e scenderà a compromessi solo se ce ne sarà davvero bisogno. 

Le piace ridere, e lo fa spesso quando parlate; è simpatica e ti prende in giro in continuazione, un po’ come fai tu con lei. 

È difficile trovare una ragazza così, un po’ come cercare i Nutella biscuits, che non è che non esistano, ma è molto probabile che se li stia mangiando qualcun altro.

Spero tu abbia apprezzato questa brevissima descrizione in circa dodicimila caratteri spazi inclusi,

ora sono pronto a presentarti il mio racconto!

Mauro Roger, nato su un'isola nel cuore di Roma, non è un attore, non è un deejay, non è un calciatore, non è un conduttore televisivo o radiofonico  e non è un modello (soprattutto da seguire). È un semplicissimo uomo, nemmeno troppo alto.

 

Bio completa su:

www.mauroroger.it